Di ritorno dal Bangladesh
La frase che ogni giorno di questa settimana in Bangladesh mi passava per la mente era: “ma quanto siamo fortunati” di essere nati e vissuti in un paese come il nostro o in qualsiasi altro paese europeo. L’ esperienza che ho vissuto e le cose che ho visto con i miei occhi, sono quelle di una realtà che nemmeno potevo immaginare, lontana “anni luce” dalla nostra vita quotidiana. Quasi 160 milioni di abitanti di cui 63.000.000 sono bambini da 0 a 18 anni che vivono su una superficie grande come tutto il Nord Italia, in condizioni di estrema povertà.
Un caos totale nelle strade della capitale, DHAKA, dove l’unico suono udibile è quello assordante dei clacson (macchine , pullman , i CAMPANELLI dei risciò che non si fermano mai), che elimina ogni altro rumore e quella gente in continuo movimento che cammina dalle prime ore dell’ alba fino a notte fonda.
Di ritorno da Bangladesh
IN QUESTO MAGMA FRENETICO DI MEZZI E PERSONE, I “NOSTRI” BAMBINI.
Bambini che vediamo ovunque in qualsiasi momento.
Bambini, gli unici a non avere nessuna colpa del destino che la vita gli ha riservato.
Bambini sfruttati, maltrattati, puniti, affamati, abbandonati, violentati,
ma con una forza ed un coraggio di cui spesso nemmeno gli adulti sono capaci.
GLI STESSI bambini che al nostro arrivo nei vari villaggi colpiti dalle grandi alluvioni degli anni passati (2007 e 2009), si avvicinano pian piano quasi impauriti dalla nostra presenza.
A POCO A POCO PRENDONO CONFIDENZA E IL NOSTRO SORRISO INCONTRA IL LORO.
Non c’è bisogno di parlare la loro lingua o loro la nostra, un sorriso ed uno diventano lingua “Universale“.
Ci accompagnano durante la nostra visita nei villaggi, ci accolgono nelle loro case e nelle loro famiglie. QUASI SEMPRE VIVONO IN SPAZI ANGUSTI per noi ridicoli, 7/8 metri quadri INSIEME A QUEL poco che possiedono: le 2 capre e le galline che vivono con loro divisi da un muro fatto da malto e bambù .
I più grandi vanno a scuola dalle 9 di mattina alle 15 di pomeriggio grazie al progetto UNICEF in collaborazione con il governo bengalese.
MI CAPITA ALL’ ULTIMO GIORNO, di visitare un centro di bambini abbandonati dai propri genitori e vengo colpito da una bambina di 9 anni di nome MATZUKA che si avvicina mi prende la mano all’improvviso e si presenta in inglese: “How are you“? Mi sorride e mi porta con lei da altri bambini che stanno costruendo piramidi con dei pezzi di legno. Mi accompagna per mano a vedere lo spettacolo che hanno preparato in occasione del nostro arrivo. Balla benissimo i loro balli folcloristici con le sue amiche, mi riprende di nuovo la mano e mi fa ballare insieme a loro coinvolgendo anche altre persone, in un attimo la festa è di tutti. ARRIVA PERO’ l’ora di andare VIA e lei ci prega di tornare di nuovo da loro. Ci accompagnano fino quando la macchina scompare dalla loro visuale. Mi rimane impresso quello sguardo felice MI RIMANE DENTRO la mezz’ ora TRASCORSA insieme.
Il suo sorriso mi accompagna durante il viaggio di ritorno verso l’aeroporto di Dhaka e successivamente Roma. Tante riflessioni HANNO AFFOLLATO LA MIA MENTE IN QUESTA SETTIMANA.
UNA IN PARTICOLARE E’ STATA PIU’ FORTE DELLA ALTRE: “CREDO CHE QUESTA ESPERIENZA DOVREBBE ESSERE fatta da TUTTI PER CAPIRE IL VERO SENSO DELLA VITA E DARE IL GIUSTO PESO ALLE COSE”.






